Il Cammino di Francesco e Tommaso

nella Terra dei Conti dei Marsi




Castelvecchio Subequo




Ai piedi del Monte Sirente sorge l'abitato di Castelvecchio Subequo, l'antica Superequum romana. Già in età preromana, nella piana di Macrano, poco distante dall'attuale borgo, sorgeva un importante centro divenuto in seguito municipio romano, insieme a Corfinium e Sulmo. L'area archeologica di Macrano ha restituito importanti vestigia di età preromana e romana. Importante sito archeologico è poi la Catacomba paleocristiana del IV secolo in località Colle Morìa, una delle poche catacombe paleocristiane, testimonia una continuità abitativa anche nell'età tardo romana e nell'alto medioevo.

Nel XII sec. si inizia a costruire il castrum nella attuale posizione, e il centro prende il nome di Castelvecchio, cui si aggiunge, ai primi del XVIII sec., la dicitura “Subequo”. Feudo delle famiglie Colonna e Piccolomini, Castelvecchio Subequo, grazie alla transumanza, diviene una città importante e ricca, come testimoniano i palazzi del centro storico e le numerose opere d'arte. Dopo i terremoti dei primi anni del XVIII sec., Castelvecchio conosce un nuovo impulso, testimoniato in particolare dall'edificazione della Chiesa di San Giovanni, opera voluta dalla famiglia Barberini e dalla Chiesa di San Francesco con annesso convento, che custodisce una reliquia col sangue del San Francesco d'Assisi.
Abbracciata dal Monte Sirente e attraversata dal fiume Aterno, la Valle Subequana mantiene intatta la sua bellezza millenaria fatta di piccoli borghi e di verde. Punto di passaggio obbligato sin dalle epoche più remote, presenta vestigia antichissime nei suoi numerosi siti archeologici. Da sempre fiorente, grazie allo sviluppo dei tratturi e della transumanza, conserva nelle chiese e nei centri storici opere d'arte di grande valore. Eppure il gioiello più importante è la qualità della vita, qui davvero a contatto con la natura e con le tradizioni.
San Francesco era molto amato dai Conti di Celano i quali lo invitarono, in una delle sue visite nella Marsica, a visitare il loro castello a Gagliano Aterno, nella Valle Subequana. Con molta probabilità Francesco, per recarsi da Celano a Gagliano, fece l'itinerario più breve, quello riproposto anche nel “Cammino di Francesco e Tommaso”. Sull'altopiano di Baullo, proprio nei pressi di Gagliano Aterno, Fra' Tommaso da Celano, primo agiografo ed amico di San Francesco, riporta:

“Gagliano è un paese popoloso e illustre in diocesi di Sulmona. In esso viveva una donna di nome Maria che, giunta alla conversione attraverso le difficili vie del mondo, si era dedicata totalmente al servizio di San Francesco.

Era salita un giorno su un monte, riarso per la totale mancanza d'acqua, con l'intenzione di potare gli aceri verdeggianti; aveva dimenticato di portare con sé l'acqua e, per il calore eccessivo, cominciò a venir meno per l'arsura della sete. Non potendo ormai far nulla e giacendo per terra esaurita, cominciò a invocare il suo patron San Francesco. Affaticata si assopì. Ed ecco sopraggiungere San Francesco, che la chiamò col suo nome: “Alzati e bevi l'acqua che a te e a molti altri viene offerta quale dono di Dio”. Sbadigliò la donna a tale voce e vinta dal sonno tornò a riposare. Chiamata ancora una volta, ancora molto stanca, rimase a terra sdraiata. La terza volta però, confortata al comando del Santo si alzò. E afferrando una felce vicina la estrasse da terreno. Avendo allora scorto che la sua radice era tutta intrisa d'acqua, con le dita e con un piccolo ramoscello cominciò a scavare tutt'attorno. Subito la fossa si riempì d'acqua e la piccola goccia crebbe fino a diventare fonte. Bevve la donna e dissetata, si lavò gli occhi che, gravemente indeboliti da una lunga malattia, non potevano vedere nulla con chiarezza. Si illuminarono i suoi occhi e, sparita la rugosa vecchiezza, si riempirono come di nuova luce. La donna si affrettò verso casa, per annunciare a tutti tale stupendo miracolo a gloria di San Francesco. Si diffuse la notizia del miracolo in altre regioni, giungendo alle orecchie di tutti. Accorsero da ogni parte molti colpiti da varie malattie che, fatta anzitutto la confessione per la salvezza dell'anima, vennero qui liberati dalle loro infermità. Infatti i ciechi riacquistarono la vista, gli zoppi ripresero a camminare, anche gli obesi divennero più snelli, e ad ogni infermità viene offerto il giusto rimedio. Ancora oggi dalla fonte prodigiosa l'acqua continua a sgorgare, è stato qui costruito un oratorio in onore di San Francesco.”

Trattato dei Miracoli, 838-16
Il cammino può iniziare sia dal Sacro Convento di Assisi sia da Castelvecchio Subequo, facendo riferimento alla “Statio Peregrinorum”, struttura francescana che accoglierà i pellegrini donandogli la “Carta del Pellegrino” ed indirizzandoli verso le tappe successive. Per dare valenza al cammino il pellegrino riceverà le cosiddette “credenziali” sotto forma di timbratura, necessarie per certificare l'avvenuta effettuazione dell'intero cammino, in modo da beneficiare dell'indulgenza papale.




LUOGHI D'INTERESSE



cappella di san francesco

Chiesa e convento di San Francesco d'Assisi


Secondo la tradizione San Francesco d'Assisi, ospite dei Conti di Celano nell'anno 1216, avrebbe ricevuto in dono la chiesetta di Santa Maria in Castelvecchio per fondarvi un suo convento. In seguito, ampliando l'antico edificio, nacque la Chiesa di San Francesco, consacrata nel 1288 dal Cardinale Gerardo di Parma, legato di Carlo II d'Angiò Re di Napoli.

Inizialmente la chiesa venne edificata ad aula unica, come da tradizione per le chiese francescane. Meravigliosa testimonianza di questa prima fase è la Cappella di San Francesco con affreschi di scuola giottesca raffiguranti le storie di San Francesco d'Assisi e realizzati nel 1392 per volere di Ruggero II Conte di Celano. Qui è conservata la reliquia col sangue di San Francesco.

Alla metà del XVI sec. la chiesa viene rimaneggiata, acquisendo l'attuale impianto a tre navate con facciata a salienti, realizzata nel 1647. All'interno della chiesa si possono ammirare opere uniche, tra le quali il raffinato altare maggiore in legno scolpito ed intagliato. Sugli altari laterali sono importanti dipinti, tra i quali spicca quello della Madonna del Soccorso situato sulla destra dell'altare maggiore. Nel 1294 Pietro da Morrone, percorrendo la strada che da Sulmona lo porta all'Aquila per divenire Papa Celestino V, si ferma a Castelvecchio Subequo appositamente per visitare la Chiesa di San Francesco. Nel XV secolo fiorisce presso il convento una scuola filosofica e teologica di grande prestigio. Attiguo alla chiesa è il chiostro ed il convento, il cui impianto viene trasformato a partire dal 1530. Nel convento ha sede il Museo di Arte Sacra che conserva opere di pregio tra cui i reliquiari di bottega sulmonese e gli argenti di bottega abruzzese e napoletana.






catacomba paleocristiana

Catacomba paleocristiana


Al confine con l'area archeologica dell'antica Superequum, in località Macrano, è il cimitero ipogeo di Colle Morìa. Già il toponimo lascia indovinare la presenza di un'area cimiteriale con sepolture risalenti al IV sec. d. C. Scoperta casualmente nel 1943, la Catacomba paleocristiana di Castelvecchio Subequo, scavata interamente nella roccia, si sviluppa su una lunghezza totale di circa 40 metri.

Ai lati del corridoio centrale, voltato a botte, sono le sepolture, indicate con graffiti nell'intonaco. La catacomba presenta tre diverse tipologie di sepolture: fosse a terra, arcosoli e loculi.








I COMUNI DELLA VALLE SUBEQUANA



chiesa di san nicola con torre campanaria

Molina Aterno


L'antica Molina Aterno è attestata già nel X secolo, come riporta l'Antinori, col nome di Molino e rievoca nel nome la presenza di mulini della Valle Subequana mossi dalle acque del fiume Aterno che attraversa la Valle Subequana.

Nel centro storico del paese si può ammirare la bellissima Chiesa di Santa Maria del Colle, che presenta due portali rinascimentali ed un altare maggiore barocco in legno di noce scolpito nel XVII-XVIII sec. e la Chiesa di S. Nicola con campanile a vela seicentesco.
Splendido il Palazzo baronale dei Piccolomini-Pietropaoli, già castello medievale di Molina, che presenta un elegante porticato con portale, loggiato e cortile con cisterna risalenti ai secoli XV-XVI-XVII- XVIII.





panorama di secinaro

Secinaro


Secondo una tradizione, l'etimo del nome Secinaro deriverebbe dall'antica dea locale Secina ara, ma è più plausibile che esso derivi dal nome dall'antico feudatario Sichenale, attestato già dal 1173. Secinaro è un meraviglioso borgo arroccato alle pendici del Monte Sirente che chiude la Valle Subequana verso nord, diventando così punto di passaggio obbligatorio per la viabilità.

Questo particolare geografico in passato ha garantito ricchezza a suoi abitanti, grazie al controllo delle risorse del territorio ed al transito delle merci e dei viaggiatori. Lontano dal centro storico del paese sorge la Chiesa di Santa Maria della Consolazione, costruita nel XIV-XV sec. probabilmente sui resti dell'antico tempio dedicato alla dea Pelina.
L'edificio sacro, a doppia navata, è dotato di un pavimento in discesa e presenta affreschi del 1400 raffiguranti “San Giovanni Battista” e “Santa Lucia”. Notevole anche l'affresco della “Madonna del Soccorso” commissionato dalla famiglia Piccolomini, come testimoniato dalla mezza luna (simbolo dei nobili) situata nella parte alta del dipinto.





panorama del castello di gagliano aterno

Gagliano Aterno


L'etimologia del nome Gagliano Aterno è legata con molta probabilità al “Pagus superequano Boedinus Balianum” derivato in Gallianum prima e trasformatosi in Gagliano poi. Solo più tardi fu aggiunto quello di Aterno, per la vicinanza dell'omonimo fiume che attraversa la Valle Subequana. Edificato nel XIV sec. e distrutto da Braccio da Montone nel 1462, il borgo venne ricostruito e divenne prima feudo della famiglia Barberini e poi di quella dei Piccolomini.


Tra i monumenti più importanti del paese spicca il meraviglioso Castello di Gagliano, visitato da oltre 5000 persone durante le “Giornate di Primavera del FAI 2016“; la Chiesa di S. Martino e la Chiesa e convento di Santa Chiara, già monastero benedettino nel IX sec. Questo splendido luogo di culto testimonia la vocazione francescana della Valle Subequana. L'interno è impreziosito da varie opere d'arte, tra le quali si segnalano i tre affreschi raffiguranti: la “Madonna sospesa sopra nuvole”; “Santa Chiara in gloria sospesa da putti”; “I Quattro Evangelisti” e le tre statue raffiguranti San Francesco d'Assisi. Notevole il chiostro risalente al XVI-XVII secolo abbellito da un pozzo-cisterna.





chiesa di s maria assunta

Castel di Ieri


L'attuale nome di Castel di Ieri viene dall'antico Castrum Ildegeri, citato dal Chronicon Casauriense in un documento risalente all'anno 970. Castel di Ieri è un borgo situato sull'antica via Tiburtina Valeria e dominato dall'imponente torre quadrangolare del XV sec. che consente di controllare a vista tutta la Valle Subequana, in particolare il passaggio verso Roma.

E' proprio in età romana che il centro assume grande importanza, come testimoniato dal tempio del IV sec. a. C., poco distante dall'abitato. Nel centro storico del paese si possono ammirare la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel 1555, che conserva il corpo di San Donato; una casa medievale del XV secolo con bifora, porte e botteghe tipiche dell'architettura coeva aquilana.

Notevole sia il tempio italico situato in località Piedi Franci che rappresenta uno tra i più importanti siti archeologici dell'Abruzzo, sia gli scavi di un edificio risalente al II–I sec. a. C. e dedicato al culto di Giove ed altre due divinità (forse la Triade Capitolina). Da segnalare anche la chiesa-eremo della Madonna di Pietrabona, luogo di culto consacrato alla Vergine nel XII e nascosta in una piccola gola della Valle Subequana, tra Castel di Ieri e Goriano Sicoli.





scorcio di goriano sicoli

Goriano Sicoli


Nella Cronaca Farfense (875), Goriano Sicoli veniva chiamato Gorgianum e solo in seguito il nome venne cambiato nell'attuale. Il paese chiude la Valle Subequana a sud, in una posizione strategica rispetto alla viabilità e attraversato dall'antico Tratturo Celano-Foggia, storico percorso della transumanza.

Oggi conserva intatto il suo aspetto medievale così come i due splendidi luoghi di culto simboli della tradizione religiosa e francescana, il Santuario di Santa Gemma e la Chiesa di San Francesco. Il primo, nato dove sporgeva l'antica Chiesa di San Giovanni, è dedicato all'unica santa vissuta nel territorio di Goriano; il secondo, antico Monastero delle Clarisse eretto nel 1304, conserva due pregevoli affreschi, uno raffigurante “La deposizione di Gesù”, l'altro “La resurrezione di Gesù”, oltre ad uno splendido dipinto raffigurante “La nascita di Maria”, opera di scuola napoletana risalente al 1600.






mappa



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il territorio



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